Cupramontana è un comune marchigiano, in provincia di Ancona, di circa 5.000 abitanti, situato sulla sommità di una collina nel territorio della Vallesina. Il suo nome deriva dalla dea Cupra, dea della fertilità adorata dai Piceni. Da sempre il paese è legato alla viticoltura, anche grazie ai monaci, benedettini prima e camaldolesi poi, che, nei secoli VIII-XI, razionalizzarono la coltivazione della vite. La coltivazione del Verdicchio, vitigno a bacca bianca, coltivato prevalentemente nelle Marche, si intensifica a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, trovando nei terreni di Cupramontana le condizioni ottimali. Nel 1939 viene perciò riconosciuto a Cupramontana il nome di “Capitale del Verdicchio”. È impensabile scindere la storia e l’immagine di Cupramontana da quella della vite. Ad oggi l’immagine economica di Cupramontana è legata alla produzione di Verdicchio D.O.C., dello spumante, e alla loro commercializzazione, ed è valorizzata dalla vivacità dell’Associazione Strada del Gusto (www.gustocupramontana.it) creata dalla collaborazione delle dieci cantine vinicole cuprensi.
Un po’ di storia
Comparse per la prima volta nel Catasto del 1471, le cosiddette “terre vignate” (da diversificare dalle terre campive e olivate) erano sicuramente valutate di più rispetto alle altre culture, perfezionando negli anni anche le tecniche di cultura (dal XVI secolo, ad esempio, si parla di “terra arborata cum la vite” che prevedeva la vite maritata con l’acero campestre). La vera innovazione avvenne però grazie alle famiglie lombarde e venete che, a fine Quattrocento, occupando i terreni vuoti della Vallesina, con tutta probabilità introdussero il vitigno che oggi chiamiamo verdicchio. È infatti grazie a recenti analisi genetiche che possiamo considerare ormai certa la derivazione del Verdicchio dal Trebbiano di Soave di Verona.
La denominazione verdicchio non ha avuto uno sviluppo così chiaro, e le prime testimonianze dell’utilizzo di questo nome risalgono alla prima metà del Cinquecento. Il nome deriva chiaramente dall’acino e dal grappolo d’uva che mantengono sfumature di verde anche in piena maturazione. Nonostante la derivazione veneta, il verdicchio è ormai considerato un vitigno autoctono avendo assorbito ed assimilato le caratteristiche geomorfologiche e le condizioni microclimatiche del nostro territorio.
Le caratteristiche del verdicchio di Cupramontana
Una caratteristica peculiare del Verdicchio di Cupramontana è la capacità di produrre un vino inconfondibile e unico a seconda della specificità dei terreni e dell’esposizione solare delle diverse contrade (in particolare le contrade di S. Michele, Valle, Colonnara, Carpaneto, Paganello, Posserra, Salerna, Mandriole, per l’esposizione solare e Follonica, San Marco, Pietrone per la composizione dei terreni). Questa qualità permette una certa riconducibilità dei vini ai diversi versanti di provenienza, fregiando il Verdicchio di Cupramontana di una spiccata fedeltà territoriale.
Il Verdicchio è spesso definito come “il vino rosso italiano travestito da bianco”. Il vino principe delle Marche è riconoscibile per la sua longevità e grado alcolico, uniti a un’ottima spalla acida accompagnata dal caratteristico retrogusto mandorlato che ne evidenzia il carattere singolare e prezioso. Struttura, grado alcolico e acidità sono le tre principali caratteristiche che hanno contribuito a rendere questo vino un vero simbolo della cultura enologica marchigiana. A ciò va senz’altro aggiunto un grande lavoro da parte dei produttori stessi, capaci di studiare e approfondire i processi di affinamento e maturazione al fine di creare un nettare robusto, elegante e dal sorso infinito.

